sabato 9 novembre 2013

19. Il mio nome è Ripel, Frank Ripel

sabato 9 novembre 2013
Il pendolo di Foucault
Agli inizi di dicembre del 1988 venni informato da un mio discepolo che nell’ultimo libro di Umberto Eco, uscito nel mese di ottobre, si parlava di me. Acquistai il libro, intitolato Il pendolo di Foucault, e mi misi a leggerlo: tutta la vicenda narrata nel romanzo s’incentrava sulla localizzazione dell’Umbilicus Mundi che dava il potere, a chi l’avesse scoperto, di dominare e dirigere tutti i flussi tellurici della Terra. Inoltre, tra i vari personaggi del libro, otto venivano presentati come i “diabolici”, individui che s’ispiravano ad un’organizzazione esoterica, la Tres.
Nel testo, della Tres, non si sapeva quasi nulla; si diceva soltanto: “Una società che si propone di ristabilire finalmente i contatti con le cavallerie spirituali di fedi diverse. O che stimola i conflitti per bloccare tutto e pescare nel torbido”.
In definitiva, mi ritrovai nel libro nei panni del professor Camestres, uno dei diabolici. Su ciò non c’erano dubbi, poiché venivano riportati alcuni passi di un mio libro edito nel 1985. Inoltre mi accorsi che il nome Camestres poteva essere diviso in due parole: Cames e Tres. Il messaggio mi apparve subito chiaro: il professor Camestres era il personaggio-chiave del libro… il capo segreto della Tres.
Che cosa significava tutto ciò? Il libro, senza dubbio, era un segno, nel senso usato in semiotica (scienza dei segni di cui Umberto Eco è professore all’Università di Bologna). E il segno era quello di additarmi… era la mossa di colui che lancia il sasso e nasconde la mano.
Che cosa sarebbe potuto accadere? Chi mi avesse riconosciuto nel professor Camestres avrebbe saputo che il romanzo di Umberto Eco non era il parto della fantasia dell’autore, ma un atto di accusa nei confronti di Frank Ripel. La mia identificazione avrebbe portato all’indagine, cioè a giocare col Pendolo.
Che cosa fare? Il non-fare del fare, questo dovevo fare. Decisi di rivolgermi ad un avvocato per sapere cosa fare.

A colloquio con l’avvocato
Il giorno 6 dicembre, Galbix ed io, ci recammo da un avvocato di Rovigo per esporre l’intera vicenda. L’avvocato mi consigliò di sporgere querela per diffamazione nei confronti di Umberto Eco… accettai e la querela venne redatta. Nella querela veniva evidenziata la mia identificazione nel professor Camestres e un particolare errore presente nel libro di Eco.

Delle strane coincidenze
Il giorno 9 dicembre telefonai al mio avvocato, ma la sua segretaria mi disse che non c’era, che era andato a Bologna. Ah! Pensai: “La stessa città in cui vive Umberto Eco”. Il giorno seguente, sul maggiore quotidiano italiano, il Corriere della Sera, uscì un’autointervista di Eco con il titolo: “Ma il mio Pendolo non si corregge”. Intanto cominciavano a verificarsi degli strani incidenti nella mia città… una città notoriamente tranquilla. Venivano incendiati dei cassonetti e, casualmente, venni a sapere che in città si erano riversati, da Bologna, molti studenti universitari.

Dichiarazione allarmante
Il giorno 11 dicembre il sottosegretario preposto ai servizi segreti, nel giudicare le inchieste giornalistiche sull’uso dei fondi elargiti in Irpinia e nel controbattere le accuse rivolte al presidente del Consiglio, parlava di “possibili intromissioni di settori marginali di vecchi servizi segreti, legati alla destra piduista”.

Fermenti politici
Che cosa stava accadendo in Italia? Il presidente del Consiglio e “l’ala sinistra” della democrazia cristiana si trovavano nel bel mezzo di una ‘bufera’ politica. Inoltre il movimento operaio stava muovendo contro gli industriali… da una mia discepola, moglie di un colonnello dell’esercito, venni a sapere che i militari erano in stato di allerta.

Era mai possibile?
Qualche cosa non mi tornava, era mai possibile che uno scrittore famoso come Umberto Eco mi attaccasse così deliberatamente? Sarebbe stata la mossa di uno stupido… e stupido non lo era. Ci doveva essere qualche cosa sotto e allora cercai di ricordare tutti gli accadimenti degli ultimi anni.

Mi ricordai
Ricordai che nel 1982 mi ero recato da un editore di Torino per proporgli la quinta pubblicazione del Liber Legis. Inoltre gli parlai del Liber AHBH e dato che lo avevo appresso gli lessi qualche passo. L’editore mi chiese se poteva prendere nota di alcune frasi contenute nel libro ed io acconsentii.
La mia prodigiosa memoria mi consentì di ricordare che erano proprio quelle le frasi contenute nel libro di Eco. Ciò apriva una nuova prospettiva sull’intera vicenda: Umberto Eco, apparentemente, non aveva copiato dal mio libro edito nel 1985, ma aveva attinto, in qualche modo, a quelle informazioni. Ciò mi portò a concludere che il romanzo di Eco era stato modellato sulla base di fatti realmente accaduti.

Non potevo più sporgere la querela per diffamazione
Alla luce di ciò che era emerso non potevo più sporgere la querela per diffamazione: Umberto Eco, per quanto poteva sembrare, non voleva colpire Frank Ripel… aveva soltanto attinto a dei dati quando io non ero ancora uno scrittore noto. E allora decisi di non presentare la querela.

Controllato dai servizi segreti
Il giorno 12 dicembre, Galbix ed io, decidemmo di recarci dall’avvocato di Rovigo. Presi l’automobile e percorso un certo tratto di strada guardai nello specchietto retrovisore… mi convinsi che una vettura ci stesse seguendo. Allora, dopo aver imboccato l’autostrada, mi fermai ad una stazione di servizio e scendemmo dall’auto. Anche la vettura che ci seguiva si fermò, da essa scesero quattro giovani in jeans, la mia impressione fu quella che fossero della Digos. Allora ritornammo verso l’automobile e questi, sorpresi per essere stati scoperti, risalirono sulla loro.
Imboccai di nuovo l’autostrada, la macchina di prima non c’era più. Percorso un certo tratto di strada mi convinsi che un’altra vettura ci stesse seguendo. Allora mi fermai ad una stazione di servizio e scendemmo dall’auto. Anche l’altra vettura si fermò, da essa scesero due uomini in giacca e cravatta, la mia prima impressione fu quella che fossero dei poliziotti ad un livello di competenza un po’ più alto di quelli di prima. Poi, Galbix ed io, entrammo nella stazione di servizio, seguiti dai due uomini che non sospettavano, minimamente, di essere stati localizzati. Scesi delle scalette per fare una telefonata e uno dei due uomini mi seguì. Dopo aver sollevato la cornetta del telefono feci un gesto, per far intendere che l’apparecchio non funzionava, quindi riagganciai e salii le scale. Ma, subito dopo, tornai indietro: vidi l’uomo che stava controllando il telefono che avevo usato… mi vide e rimase sorpreso.
Ritornammo in automobile e riprendemmo il viaggio, la macchina di prima non c’era più. Percorso un certo tratto di strada mi convinsi che un’altra vettura ci stesse seguendo. Allora mi fermai ad una stazione di servizio e la vettura si fermò a pochi metri da noi. All’interno del veicolo c’era un uomo di grossa corporatura, vestito di nero. Scesi dall’auto e mi diressi ad un telefono esterno della stazione di servizio, dovevo telefonare al mio avvocato. L’uomo rimase dentro l’automobile, a non più di una decina di metri da me. E mentre stavo per telefonare si mise i guanti, lo interpretai come un chiaro segno: era un killer, dovevo stare attento a quello che stavo per dire. Parlai con l’avvocato ed egli mi chiese se avevo con me la querela firmata. In quel momento ero convinto che l’uomo, all’interno dell’autovettura, mi stesse intercettando telefonicamente e allora mentii… risposi che non ce l’avevo.
Risalii in auto e riprendemmo il viaggio, la macchina di prima – targata Arezzo – mi sorpassò a gran velocità per scomparire nell’oscurità. Percorsi l’ultimo tratto di strada che ci rimaneva da fare senza particolari inconvenienti, non mi sembrò di essere seguito. Così, dopo un estenuante viaggio, giungemmo a Rovigo. Prima di salire dall’avvocato concordai con Galbix un piano: lei doveva controllare dalla finestra dello studio legale che nessuno si avvicinasse all’automobile, poiché temevo che sul fondo della vettura collocassero un ordigno esplosivo. All’avvocato avrebbe dovuto dire che si era rotta la serratura della portiera della macchina e che per tale motivo doveva controllare dalla finestra.
Scendemmo dall’automobile e ci avviammo verso lo stabile dell’avvocato. Giunti a destinazione, suonai il campanello del portone e dopo essere entrati percorremmo un lungo corridoio. Poi suonai al campanello della porta che dava accesso ad un’ala dello stabile e rimanemmo ad attendere. Inaspettatamente, nello stabile entrarono due uomini vestiti di nero, uno si mise la mano nella giacca… in quel preciso istante pensai che stesse per impugnare una pistola. Ma per fortuna non accadde nulla, si avvicinarono e uno dei due mi disse di stare tranquillo… andavano nel piano di sotto a quello in cui dovevamo andare noi. La porta finalmente venne aperta, salimmo le scale.

Giocare col Pendolo
Entrammo nello studio legale e l’avvocato, dopo averci salutato, c’invitò a sedere. Sapevo che non potevo raccontargli quello che era successo… inoltre non mi fidavo neanche di lui. Certamente ‘quelli di sotto’ stavano registrando tutto, dovevo scegliere bene le parole da dire.
Gli spiegai quello che il giorno prima mi ero ricordato e gli dissi che, a mio parere, mi sembrava ovvio che non potevo più sporgere querela per diffamazione nei confronti di Umberto Eco. L’avvocato, visibilmente nervoso, cercò in tutti i modi di convincermi a firmare la querela: puntò sulla mia vanità, che per sua sfortuna non avevo. Mi disse che se anche avessi perso la causa sarei diventato famoso in tutto il mondo, che dovevo pensarci bene. Allora fu in quel momento che decisi di iniziare a “giocare col Pendolo”.
Finsi di essere quasi persuaso dalle parole lusinghiere dell’avvocato che rincarò la dose: a dir suo il processo mediatico si doveva tenere a Milano. “Perché proprio a Milano?”, mi chiesi. Io, la querela volevo farla a Trieste, nella mia città natale”.
Ritornai sulla mia posizione precedente e feci delle allusioni: dissi che il libro del professor Eco era pericoloso… era come il progetto di un meccanismo ad orologeria e il meccanismo, ad Eco, gli era esploso tra le mani. In Italia erano scoppiate delle tensioni politiche e sociali, sembrava che tutto fosse collegato da un filo invisibile. Poi giunsi al termine del colloquio e lasciai in sospeso la questione se sporgere o no la querela per diffamazione. Infine, salutammo l’avvocato e facemmo ritorno alla macchina.

Il viaggio di ritorno
Saliti sull’automobile, Galbix mi raccontò ciò che aveva visto dalla finestra. Mi disse che nella fase in cui sembrava che stessi per cedere alle lusinghe dell’avvocato era apparsa in strada una donna, portava sulla testa un’evidente parrucca e sorreggeva un pacco. Dopo essersi avvicinata alla macchina aveva guardato in direzione dello studio, l’aveva vista alla finestra e si era allontanata.
Dal racconto di Galbix capii che avevo fatto la mossa giusta, avevo parlato nel modo giusto; quindi avviai il motore della macchina e partimmo per far ritorno a Trieste. Dopo aver percorso alcuni chilometri imboccai l’autostrada, mi sentivo piuttosto provato dagli ultimi avvenimenti, ma non era finita. Improvvisamente, forse per stanchezza, sbandai con l’automobile e solo all’ultimo istante riuscii a riprendere il controllo del mezzo. Per un pelo avevo evitato di finire, ad alta velocità, fuori strada. Infine, dopo aver percorso un altro tratto d’autostrada, vedemmo passare nel cielo una sfera d’energia verde. Non sapevamo cosa fosse, lo scoprimmo in seguito.

Cosa fare?
Sapevo che non potevo sporgere querela per diffamazione nei confronti di Umberto Eco. Allora decisi di recarmi dal mio notaio per redigere un documento in cui si raccontava l’intera vicenda.
Il giorno 15 dicembre telefonai al mio avvocato per dirgli che non ero intenzionato a sporgere querela per diffamazione nei confronti di Eco. Poi uscii da casa e mi diressi verso lo studio notarile.
Concordammo, Galbix ed io, di trovarci davanti allo stabile del mio notaio. Giunsi in anticipo e mi misi ad aspettarla davanti al portone. All’improvviso vidi un orientale, forse un cinese, venire verso di me. Lo fissai e mi convinsi che fosse un killer, poi lo vidi mettere una mano nel cappotto e in quel preciso istante esplose un petardo… fuggii via.
Feci qualche decina di metri di corsa, poi rallentai e cominciai a pensare. L’esplosione del petardo avrebbe dovuto coprire il colpo della pistola, ma il petardo era stato fatto esplodere con qualche secondo d’anticipo… per sbaglio? Oppure era solo un atto intimidatorio? Valutai, e conclusi che i professionisti non commettono errori di questo genere. A mio parere era un atto intimidatorio per farmi desistere, non si voleva che andassi dal mio notaio… e io ci andai lo stesso.
Ritornai davanti allo stabile del mio notaio e vidi Galbix che mi stava aspettando. La salutai, ma non le dissi nulla di quanto era successo per non spaventarla. Poi suonai al campanello del portone e salimmo le scale.
Entrammo nello studio notarile e una segretaria mi fece accomodare nella stanza del notaio. Dopo i formali convenevoli, spiegai a grandi linee quanto mi era accaduto. Era mia intenzione depositare un documento che attestasse tutto ciò che mi era successo. Il notaio mi rispose affermativamente, ma poco dopo entrò nella stanza la segretaria… era urgentemente convocato da qualcuno. Dopo qualche minuto il notaio ritornò, visibilmente teso… addusse una scusante legale per giustificare che non poteva accettare il mio documento. Senza obiettare nulla finsi di credere a quello che mi stava dicendo, quindi mi congedai. Poi, Galbix ed io, andammo via.
Raccontai a Galbix quello che mi era accaduto e il comportamento anomalo del notaio. Conclusi che ero stato intimidito, non si voleva, a nessun costo, che facessi alcuna azione legale… si voleva far trascorrere i termini legali per non permettermi di agire. Allora decisi di non compiere più altre azioni di tipo legale… sarebbero entrate in gioco forze ben più grandi.

Cambio di potere
Il giorno 19 dicembre il sottosegretario preposto ai servizi segreti rassegna le proprie dimissioni, tra l’altro già richieste, il giorno 16, da alcuni partiti. In seguito, alcuni mesi dopo, avviene un cambio nella gestione politica del potere… il potere politico passa dall’ala sinistra della democrazia cristiana a quella destra, il cosiddetto CAF.

Considerazioni di carattere generale
Umberto Eco, tramite il suo libro, lanciava un’esca ed io avevo abboccato senza abboccare… recandomi dall’avvocato di Rovigo avevo fatto “il non-fare del fare”. In pratica avevo avviato un meccanismo ad orologeria, avevo messo in moto il Pendolo, infatti, nel mese di dicembre si manifestarono dei terremoti (come quello del 6 dicembre in Armenia), si manifestò un Segno Divino (nel cielo apparve una sfera d’energia verde che annunciava la caduta dell’ideologia comunista), ed io iniziai ad interagire con l’Arca dell’Alleanza Celeste (la Sinarchia, nell’arco di due anni, abbatté il comunismo nel mondo).

L’oscillazione del Pendolo
Il Pendolo, nel suo moto costante, procedette inesorabilmente. Poi, il 6 gennaio 1997, si manifestò un altro Segno Divino (nel cielo di Roma apparve una Sfera di energia verde che annunciava la caduta dell’ideologia religiosa fideista), era questo il Segnale dell’inizio del Grande Ritorno.
Il Grande Ritorno è contraddistinto dal Fascio di Luce (nel 1997 un flusso di energia proveniente dal centro della galassia influì, fin dagli inizi del 2000, sull’attività del Sole) e dal Cavaliere dello Spazio (nel mese di marzo del 1997 la cometa Hale-Bopp annunciava la fine dei vecchi tempi e l’inizio di quelli nuovi).
Inoltre, il giorno 19 luglio 1999 si manifestò, tramite l’Arca dell’Alleanza Celeste, un duplice Segno Divino (nel cielo di Roma apparve una Sfera di energia bianca e un’altra, simile, nel cielo di Ravenna) che annunciava l’inizio dell’Età del Platino e l’avvento del Mahon di Horus-Maat.

Dossier Nigeria
Agli inizi di agosto del 2002 venni contattato, via e-mail, da un nigeriano che voleva investire, in Italia, del denaro. Egli mi spedì dei documenti in cui si attestava che mi venivano pagati ventiquattro milioni di dollari, dalla Nigerian National Petroleum Corporation, per una fornitura e istallazione di tubature, risalente al 2001. In pratica, venivo pagato per qualche cosa che non avevo mai eseguito. Tutto ciò mi sembrava un tentativo di truffa o peggio ancora poteva essere una trappola architettata dai Trentasei Anziani di Sion, e per saperlo non mi rimaneva altro che far finta di abboccare l’amo.

Il bandolo della matassa
Erano trascorsi quasi quattordici anni da quel fatico dicembre 1988, quando avevo avviato l’oscillazione del Pendolo. In questo periodo ero risalito al bandolo della matassa, avevo scoperto chi stava dietro a tutto… i Trentasei Anziani di Sion.

I Protocolli degli Anziani di Sion
Nel 1903, sullo Znamia, un giornale di Pietroburgo, apparve una versione incompleta dei Protocolli degli Anziani di Sion. In seguito, nel 1904, la versione completa apparve anonimamente in un libro, La fonte dei nostri mali, edito da un certo Boutmi. La versione estesa dei Protocolli, quella che sarebbe stata tradotta in tutto il mondo, apparve nel 1905 in un libro di Nilus, Il Grande nel Piccolo: l’Anticristo è una possibilità politica imminente. In definitiva i Protocolli, una serie di ventiquattro dichiarazioni programmatiche attribuite agli ebrei-capitalisti, esponevano un piano per la conquista del mondo.
Nel 1921, due giornalisti investigativi del Times scoprirono che i Protocolli erano falsamente attribuiti agli ebrei, ma cosa era successo nel frattempo?

Il barone Rudolf von Sebottendorff
Nel 1904, il barone Rudolf von Sebottendorff veniva iniziato alla Setta dei Bektashis e, nel 1911, i Capi della Setta gli rivelarono il Piano di Rinascita dei Templari, giunto nelle loro mani. Si trattava del Piano segreto dei Trentasei Capi Segreti dell’Ordine del Tempio e al barone veniva affidata una missione di vitale importanza: costituire in Occidente un Ordine con al vertice dei Capi Spirituali. Inoltre il barone, durante la guerra dei Balcani del 1912-1913, venne eletto, sotto la protezione della ricca famiglia Termudi (commercianti ebrei – raffinati studiosi della Cabbala), alla direzione dell’Ordine del Rosario. E sempre in quel periodo un appartenente alla famiglia Termudi, curiosando tra i documenti del barone (futuro fondatore della Società Thule), scoprì e copiò il Piano segreto.

Il complotto dei Trentasei Anziani di Sion
Nel 1917, la famiglia Termudi, traendo ispirazione dai Protocolli e dal Piano segreto, decise di costituire una corporazione segreta, i Trentasei Anziani di Sion (ebrei-capitalisti). E sopra la corporazione, un Triumvirato di Savi. Il piano segreto dei membri della famiglia Termudi era ambizioso: assumere, gradualmente, il controllo di tutti i servizi segreti, grazie a degli infiltrati. In questa maniera avrebbero potuto governare il mondo. Il loro fine ultimo… vedere realizzate tutte le profezie dell’Apocalisse di San Giovanni. Rimaneva, però, un problema: il complotto sionista denunciato nei Protocolli. Sapevano che era stato falsamente attribuito agli ebrei, infatti, avevano trovato in un libro di Eugène Sue, I misteri del popolo, del 1857, il programma dei Protocolli, ma il complotto era attribuito ai Gesuiti. Nasceva un problema: scaricare la colpa sui Gesuiti non era politicamente vantaggioso.
Nel 1921, i Trentasei Anziani di Sion ebbero fortuna: trovarono in un libro di Maurice Joly, Dialogue aux enfers entre Montesquieu et Machiavel, del 1864, il programma esposto nel libro di Sue, ma esso veniva attribuito a Machiavelli, e attraverso Machiavelli a Napoleone III. Finalmente si presentava l’occasione di rivelare che i Protocolli degli Anziani di Sion erano falsi e quale migliore copertura di questa avrebbero potuto avere? Ciò che era falso non poteva essere vero. E così decisero di indirizzare le indagini di due giornalisti investigativi del Times… e il gioco fu fatto.

Il potere politico dei Trentasei Anziani di Sion
Dal 1948 in poi, i Trentasei Anziani di Sion divennero sempre più potenti, grazie ai loro infiltrati nei servizi segreti e, nel 1981, il loro potere era notevole, ma non era sufficiente… avevano paura. Temevano che il Piano segreto dei Trentasei Invisibili – i Capi Segreti dell’Ordine del Tempio – potesse realizzarsi e allora, manipolando politicamente la sinistra, decisero di servirsi di un noto scrittore – Umberto Eco – italiano. Nell’arco di sette anni gli passarono, a sua insaputa, i dati fondamentali per la realizzazione di un libro trappola che, sotto la forma del romanzo, lanciava un’esca. Volevano appurare se c’era qualcuno in grado di completare quel gioco ad incastri… e io lo completai.

Sotto il controllo dei Trentasei Anziani di Sion
Nel 1998 venni contattato da un’organizzazione cattolica di destra, alle dipendenze dei Gesuiti. Tale organizzazione si presentava come un centro studi sui nuovi movimenti religiosi, ma per meglio dirla cercava di monitorare i vari gruppi esoterici. Consapevole della vera funzione di tale organizzazione fornii dei dati errati. Inoltre, non volendo rivelare nulla sui membri dei miei Ordini Esoterici, descrissi un sistema a cellule, in cui ciascuna cellula non conosceva le altre… ebbene questo fu il sistema a cellule autonome utilizzate da Usama Bin Laden, fin dal 1998, nel terrorismo arabo.

Le profezie dell’Apocalisse di San Giovanni
Nel 2000, i Trentasei Anziani di Sion decisero che era giunto il tempo di attuare le profezie dell’Apocalisse di San Giovanni. Essi, nell’arco degli ultimi dodici anni, avevano individuato i tre personaggi demoniaci dell’Apocalisse: Usama Bin Laden, il capo di Al Qaeda (organizzazione terroristica con sede in Afghanistan), Saddam Hussein, il Rais dell’Iraq (l’antica Caldea, ove sorgeva Babilonia) e io, il Re del Mondo (il Rivelatore delle Scienze Occulte). Il primo veniva identificato nella Bestia che sale dalla terra, il secondo nella Bestia che sale dal mare e il terzo nel Gran Dragone Scarlatto, il Serpente Antico, quello chiamato Satana (letteralmente “accusatore”).
I Trentasei Anziani di Sion decisero di elaborare un piano (si veda il dossier Niger-Iraq) per incastrare Saddam Hussein e Usama Bin Laden. Poi, nel 2001, elaborarono un piano per incastrarmi… il dossier Nigeria.

Il piano per incastrare il Dragone
I Trentasei Anziani di Sion erano consapevoli che dovevano, in qualche modo, incastrarmi… e per farlo dovevano coinvolgermi nel terrorismo arabo. Così elaborarono un piano: dovevano farmi arrivare del denaro dalla Nigeria, paese in cui erano forti gli interessi finanziari di Usama Bin Laden. A quel punto avrebbero fatto scattare la trappola: non potendo dimostrare la lecita provenienza del denaro sarei stato arrestato e magari sospettato di essere il “deus ex machina” del terrorismo arabo. Naturalmente, affinché tutto ciò potesse apparire credibile, dovevano creare attorno alla mia figura uno scenario apocalittico.

La Natura in subbuglio
Nel mese di agosto del 2002, l’Arca dell’Alleanza Celeste interveniva… alluvioni, terremoti ed altro ancora. Questo fu un segnale che mi fece capire che dovevo procedere con estrema cautela.

Sotto controllo dei servizi segreti
Nella prima settimana di agosto decisi di rivolgermi al mio consulente finanziario per portare avanti l’operazione di riscossione dei ventiquattro milioni di dollari. Inoltre, in quei giorni, mi accorsi di essere seguito dai servizi segreti.

La donna dalla strana capigliatura
Nella seconda settimana di agosto accadde qualche cosa d’inquietante.
Dovevo recarmi in città ma, a causa dell’intenso traffico cittadino, decisi di prendere l’autobus. Ad una fermata dell’autobus, salì una donna. La guardai, aveva una strana capigliatura, evidentemente era una parrucca. La donna mi si avvicinò, mi mostrò il suo biglietto e mi chiese di timbrarglielo. Io, dopo averlo timbrato, glielo restituii. Poi realizzai che era accaduto qualche cosa di strano: mi trovavo ad una certa distanza per effettuare la vidimazione e c’erano almeno due persone davanti a me a cui avrebbe potuto chiedere, ma perché chiedere? Non era mica disabile. Allora capii, era un abile stratagemma per prendermi le impronte digitali. Qualcosa dentro di me mi disse che era la stessa donna del 1988, quella del pacco bomba. Qualche ora dopo vidi Galbix, le raccontai l’accaduto e le descrissi la donna… ella mi disse che, per quanto ricordava, poteva essere la stessa donna.

Allarme uranio
In quei giorni della seconda settimana di agosto i servizi segreti italiani annunciavano che degli occidentali, in Italia, avevano abbracciato la causa del terrorismo arabo. Inoltre, sul quotidiano locale, si sosteneva che in una località boschiva, nei dintorni di Trieste, erano state rilevate delle misteriose radiazioni di uranio. Il sospetto sorse in me… mi apparve chiaro che la trappola stava per scattare.

La trappola sta per scattare
Nella terza settimana di agosto il presidente americano, George W. Bush, si dichiarava pronto a muovere guerra contro Saddam Hussein e i servizi segreti italiani mettevano in guardia sul reale pericolo di attentati contro obiettivi religiosi della cristianità, oramai la trappola stava per scattare. Io la interpretai come una duplice trappola: piano A e piano B. In realtà erano le due facce della stessa medaglia.

Una mossa imprevedibile
In quei giorni della terza settimana di agosto feci una mossa imprevedibile. Mi recai nell’ufficio del mio consulente finanziario e gli dissi che avevo già pronto un file, da inserire in internet, per denunciare l’intera vicenda. Ero fermamente convinto che le mie dichiarazioni venissero registrate dai servizi segreti. Così con quella dichiarazione avrei bloccato tutto… un vero colpo da maestro sulla scacchiera.

L’operazione non può essere bloccata ma si può sgonfiarla
Alcuni giorni dopo, il 20 agosto, vengono arrestati a Bologna cinque musulmani che intendevano far esplodere una bomba in una chiesa. Nell’arco di ventiquattro ore l’intera vicenda si sgonfia… si trattava di un errore. Inoltre vengono arrestati undici islamici per aver ricevuto del denaro dal terrorismo arabo.

La ricucitura della storia
Si trattava, evidentemente, del “gioco ad incastri”. In pratica mi venivano corrisposti ventiquattro milioni di dollari e dopo alcuni giorni sarebbe scoppiata una bomba in una chiesa di Bologna. Le indagini avrebbero condotto a scoprire il versamento di un’ingente somma sul mio conto bancario. La fonte di questo versamento sarebbe risultata ignota, a nulla sarebbe servita la documentazione in mio possesso, poiché sarebbe risultata falsa e di provenienza sospetta, infatti, in Nigeria erano forti gli interessi finanziari di Usama Bin Laden. Di certo sarei stato arrestato con il sospetto di essere un convertito alla causa araba. Inoltre, sarebbero stati arrestati undici arabi per aver ricevuto del denaro dal terrorismo arabo… io sarei stato il dodicesimo, il convertito. Infine, dulcis in fundo, si sarebbe rinvenuto dell’uranio nelle vicinanze di Trieste. Si sarebbe prospettata l’idea che l’uranio proveniva da Saddam Hussein e che io lo avrei pagato con il denaro ricevuto. In pratica si sarebbe attestata la triangolazione: uranio di Saddam Hussein, l’intermediario Frank Ripel e il terrorismo arabo di Usama Bin Laden. In senso apocalittico, la triangolazione tra l’Anticristo (la Bestia che sale dal mare), Satana (il Gran Dragone Scarlatto) e lo Pseudoprofeta (la Bestia che sale dalla terra).

La giustificazione che venne a mancare
Come anticristiano ero l’ideale… per la stessa opinione pubblica sarei stato un personaggio più che credibile. In internet, si potevano trovare dei siti che titolavano: “La filosofia esoterica di Frank G. Ripel, l’Anticristo, il figlio di Satana, con il suo progetto di guerra al cristianesimo…”. Dunque, tutto appariva perfettamente in regola… ed era la giustificazione che veniva servita su un piatto d’argento a Gorge W. Bush per dichiarare guerra, assieme agli alleati europei, a Saddam Hussein. Ma all’ultimo momento la giustificazione venne a mancare… e il presidente Bush dichiarava: “Sappiamo che Saddam Hussein è colpevole, ma ci manca la giustificazione per muovergli guerra”.

Segnali Divini
Pochi sono coloro che sanno interpretare i Segnali Divini e il non saperli interpretare porta a gravi perdite.
La notte dell’1 novembre 2002, nel cielo della Turchia, venne intercettata e disintegrata una cometa. Per pura coincidenza l’esplosione venne ripresa da un videoamatore. Nel filmato si distingueva, chiaramente, una sfera bianca di energia plasmatica che colpiva la cometa, facendola esplodere. Questo fu il primo Segnale Divino inviato dall’Arca dell’Alleanza Celeste per scongiurare la guerra in Iraq… ma non venne capito.
La notte dell’1 febbraio 2003, nel cielo dell’America settentrionale, esplose lo Shuttle Columbia, con a bordo un equipaggio di sette astronauti (il numero sette è sacro nella cultura ebraica) e il settimo era Ilan Ramon, il primo astronauta israeliano. Per pura coincidenza l’esplosione venne ripresa da un videoamatore. Nel filmato si distingueva, chiaramente, una sfera bianca di energia plasmatica che colpiva la navicella, facendola esplodere. Questo fu il secondo Segnale Divino inviato dall’Arca dell’Alleanza Celeste per impedire il conflitto in Iraq, ma non servì a nulla, infatti, venne comunque utilizzato il dossier Niger-Iraq – una documentazione falsa riguardante l’acquisto di uranio da parte dell’Iraq nei confronti del Niger – come pretesto per muovere guerra a Saddam Hussein.
N.B. – Nel 1981, Ilan Ramon, top gun, partecipa all’attacco all’Iraq: obiettivo la struttura di Saddam Hussein, dove si tenta di preparare la bomba atomica.

L’origine dei due dossier
Sappiamo che i Trentasei Anziani di Sion elaborarono, tra il 2000 e il 2001, due piani che vennero scoperti e pubblicati sotto forma di documenti: il dossier Niger-Iraq e il dossier Nigeria. Ma perché i Trentasei Anziani di Sion decisero, nell’anno 2000, che era giunto il tempo di attuare le profezie dell’Apocalisse di San Giovanni? Perché il Triumvirato glielo aveva ordinato.

Il Triumvirato
Come c’è noto la corporazione dei Trentasei Anziani di Sion viene diretta dal Triumvirato. Sono questi Tre Savi eletti dai Trentasei Anziani. Ma perché il Triumvirato prese la decisione di attuare le profezie dell’Apocalisse di San Giovanni? Perché nel mese di aprile del 2000 venne contattato da un essere che si chiamava Gesù.

Quello che il Triumvirato non sa
Gesù morì sulla croce, ma la sua anima (corpo fluidico), contenente lo spirito (coscienza), venne inglobata in un campo di forza ovoidale di colore giallo, al fine di preservarlo dalla seconda e terza morte. Il campo di forza gli permise, per quaranta giorni, di manipolare la percezione degli uomini, facendolo percepire come un essere fisico, ma poi venne relegato in un luogo sotterraneo, fino all’anno 2000.

I Tre Savi esultano
Nell’aprile del 2000 i Tre Savi vengono contattati dall’entità di nome Gesù e credono che è giunto il momento del suo secondo avvento. Quindi avvisano i Trentasei Anziani di Sion che, tramite gli infiltrati, devono fare in modo di realizzare le profezie dell’Apocalisse di San Giovanni. Gli infiltrati, al fine di realizzare il progetto, devono coinvolgere Usama Bin Laden (Pseudoprofeta), Saddam Hussein (Anticristo) e Frank Ripel (Satana). Tutto deve svolgersi in un periodo di tre anni e mezzo: dall’autunno del 2001 alla Pasqua del 2005. Solo così le profezie dell’Apocalisse si sarebbero potute realizzare e la razza eletta – quella ebraica – avrebbe potuto dominare il mondo.

La fine della storia
La notte del 27 febbraio 2003 accadde qualcosa… la mia percezione venne manipolata dall’entità sottile di nome Gesù e allora compresi quello che dovevo fare. Con l’ausilio dell’Arca dell’Alleanza Celeste, tolsi dall’entità il campo di forza ovoidale e la inviai nel Regno dei morti (nona dimensione). Così il suo corpo fluidico (anima) subì il processo di disgregazione (seconda morte) e la sua coscienza (spirito) percorse il Tunnel nero (seconda dimensione), al fine di raggiungere la Luce dissolvente (ottava dimensione), la disgregazione finale (terza morte).
N.B. – La notte del 29 febbraio 2003 la mia percezione venne manipolata da un’altra entità sottile, colui che gli uomini chiamano Satana, un’entità sottile che eliminai con l’ausilio dell’Arca dell’Alleanza Celeste.

Striscia la notizia
Il segreto, il vero segreto, sta nell’entrare in rapporto energetico con l’Arca dell’Alleanza Celeste e, tramite essa, governare il mondo. Questo lo avevano capito quelli della linea religiosa (i Trentasei Anziani di Sion) e qualche cosa lo avevano intuito quelli della linea scientifica (il Comitato dei Dodici), ma solo i seguaci della linea iniziatica (gli adepti della Grande Confraternita Universale) sono degni di collegarsi all’Arca dell’Alleanza Celeste e io, da ben diciassette anni, ero collegato ad essa… molto era stato fatto, ma ancora molto si doveva fare.

Il Comitato dei Dodici
Il Comitato dei Dodici è un organismo segreto di ricerche scientifiche, nato negli U.S.A., nel 1947. Il suo ruolo è quello di indagare su tutti quei fenomeni scientifici inspiegabili. A questo organismo vengono collegate, a loro insaputa, molte organizzazioni scientifiche.

Il primo contatto
Nel mese di febbraio del 2005 Galbix venne contattata, telefonicamente, da un individuo che dichiarava di avere il cancro alle ossa e che aveva bisogno del nostro aiuto. Fin dall’inizio capimmo che si trattava di un mistificatore. Il problema che sorgeva era chi lo aveva mandato? Certamente qualcuno molto ben informato perché proprio mio padre stava morendo di cancro alle ossa. Era un’evidente provocazione.

Il secondo contatto
Nel secondo contatto telefonico misi in seria difficoltà il mistificatore ponendogli una domanda tecnica connessa alla parola “melanoma”. Inoltre, lo informai che nulla potevo fare per la sua malattia. Dichiarai che avevamo avuto dei buoni risultati nella cura dei reumatismi. Evidentemente il mistificatore si era informato – tramite internet – sul mio operato, ma non aveva capito nulla, non aveva capito che noi agivamo sull’anatomia occulta dell’uomo, quella sconosciuta alla scienza ufficiale.

I ‘ganci’
Il mistificatore, credendosi furbo, fece in modo di mettermi in contatto con due persone, i ‘ganci’, e io finsi di stare al gioco. Seguirono alcune telefonate ed un primo e secondo colloquio con i ‘ganci’, due individui che trovai alquanto repellenti. Uno, in particolare, mi faceva ‘ridere’, inforcava un paio d’occhiali con la più grossa montatura che avessi mai visto, a dir mio non poteva essere vera, presumibilmente, lì, era celata la telecamera nascosta.
Nel secondo colloquio, quello del 6 marzo 2005, i due goffi individui cercarono in tutti i modi di farmi dichiarare che ero in grado di “curare gravi malattie”. Capii che se non lo facevo, non sarei mai uscito da quell’impasse, né avrei scoperto il loro gioco… allora dichiarai il falso.

L’uomo con il vestito e il cappellino bianco
Con quella dichiarazione in pugno apparve, come per incanto, l’uomo con il vestito e il cappellino bianco. A quel punto l’individuo si qualificò come un inviato di “striscia la notizia”, una trasmissione televisiva di Canale 5. Bontà mia gli concessi un’intervista, spiegando il mio operato. Feci una lunga serie di dichiarazioni ed una in contrasto con ciò che avevo dichiarato poco prima, quando venivo ripreso dalla telecamera nascosta. Se avevo ragione proprio quella parte dell’intervista sarebbe andata in onda… e così fu.

Ciò che sapevo
L’uomo vestito di bianco partiva svantaggiato rispetto a me, non sapeva quello che io sapevo. Non era solo il futile tentativo, da parte di qualcuno, di attaccarmi, di danneggiarmi, era soprattutto il tentativo di scoprire se ero in possesso di qualche segreto energetico. Dietro a striscia la notizia avevo rintracciato un organismo che si occupava del controllo sul paranormale, ma ad insaputa di quest’ultimo… c’era il Comitato dei Dodici.

La manipolazione di striscia la notizia
Il 15 marzo 2005 venne messo in onda, su Canale 5, un servizio di tipo giornalistico, capzioso e falsificatorio. L’intervista rilasciata, di circa quaranta minuti, venne ridotta a pochi minuti, tralasciando le parti significative quali le spiegazioni tecniche. Pezzettini ritagliati dal loro proprio contesto, incollati al fine di creare contraddizioni, snaturare contesti… ed ovviamente la parte che veniva messa in risalto era proprio quella in contrasto con la precedente (quella con i ‘ganci’); inoltre appariva chiaro il tentativo di ridicolizzarmi. A buon diritto li definii come “i delinquenti dell’informazione”. Ce n’era abbastanza per entrare in azione.

Giocare con striscia la notizia
Decisi di inviare un fax di protesta alla redazione di striscia la notizia in cui si dichiarava che il loro servizio era un evidente tentativo di ledere la mia immagine: venivo messo in ridicolo ed esposto al dileggio pubblico. Pertanto li ingiungevo – come stabilito a norma di legge – di leggere la mia lettera e il comunicato ufficiale in essa contenuto, poiché non pensavo che avessero il coraggio di concedermi un’intervista pacata e serena. Il comunicato ufficiale titolava che Frank G. Ripel era anche noto come l’Anticristo… era come dare da bere ad un beone.
Ovviamente caddero nella mia trappola… subito presero contatto con me per intervistarmi.

La consegna del Tapiro d’oro
Il 19 marzo 2005 venne registrata la seconda intervista, in cui lanciavo un messaggio, leggevo il comunicato ufficiale e consegnavo il Tapiro d’oro. Tutto venne registrato dalla troupe di striscia la notizia, ma anche da uno dei miei collaboratori.
L’uomo dal cappellino bianco tentò in tutti i modi di cogliermi in fallo… ma era impossibile che io potessi cadere in trappole così banali, così evidenti.
Alla fine mi divertii un sacco… gli consegnai il Tapiro d’oro, il premio che, abitualmente, striscia la notizia consegna al corrucciato di turno. Ovviamente l’uomo dal cappellino bianco non l’accettò… lasciò il Tapiro d’oro e nella foga di andarsene dimenticò il suo prezioso cappellino. E così mi venne un’idea… misi il cappellino bianco sopra il Tapiro d’oro, come si può ammirare in una foto in internet.

Il comunicato che mette paura
Il 30 marzo 2005 inviai un comunicato a striscia la notizia, in cui si asseriva che in un mio sito, quello dell’Anticristo, avevo inserito dei dati che svelavano parte del mio Piano. Inoltre gli si presentavano tre opzioni: mettere in onda, integralmente, la seconda intervista; metterla parzialmente, manipolandola e falsificandola; non metterla per niente.
Nel sito fornivo una prova schiacciante del mio operato, avevo pianificato tutto fin dall’inizio… e forse ancor prima. In pratica, nella prima intervista – quando secondo striscia la notizia non avrei dovuto sospettare nulla – avevo utilizzato una parola-chiave (“reumatismo”) in modo sgrammaticato, l’avevo utilizzata al singolare invece che al plurale, al fine d’ottenere, cabalisticamente, il valore numerico 441 (R = 200, E = 5, U = 6, M = 40, A = 1, T = 9, I = 10, S = 60, M = 40, 0 = 70), la cui somma interna è 9 (4 + 4 +1). E nove era la somma ultima del numero 666 (6 + 6 + 6 = 18, 1 + 8 = 9), quello della Grande Bestia… l’uomo perfetto, il Cristo-Luce, Lucifero.

Perché mi interessava il numero nove?
Il Gran Dragone Scarlatto – nell’aspetto maschile e in un’ottica terrestre – è il Drago-Serpente Rosso Leviathan, la Bestia Selvaggia dalle Otto Teste e Tredici Corna. Le Otto Teste vengono rappresentate dalle otto città del Drago e dalle otto isole di Argonia che emergeranno dal mare, mentre le Tredici Corna vengono rappresentate da tredici entità relative ai tredici Sephiroth. Questa è l’esposizione della visione macrocosmica del Gran Dragone Scarlatto, mentre l’esposizione di quella microcosmica ci svela che: “Otto sono le Teste che precedono il Dragone, il numero Nove, che possiede il segreto finale…”. Ciò significa che Nove è il Dragone, come Nove è il numero segreto della Grande Bestia 666, il Toro di Luce Behemoth, il Sole-Lucifero (Cristo-Luce). Ciò ci suggerisce che, in senso microcosmico, la Grande Bestia 666 è il Gran Dragone Scarlatto. Ma non solo: “La Bestia, il Nove, custodisce la Parola, la numero Nove”, e questa è la Parola “Reumatismo”. In altre parole la Grande Bestia 666 custodisce il segreto dell’infiammazione dei ‘nervi’ della Terra. Ella possiede il segreto finale… il dominio di tutti i flussi tellurici del pianeta, l’uso delle correnti telluriche lungo il reticolo energetico della Terra.

Non si smentiscono proprio
Il 30 marzo 2005 striscia la notizia mise in onda uno spezzone della seconda intervista, un altro servizio capzioso e falsificatorio, come si può prendere atto dalla visione, in internet, del filmato originale. Questa volta riuscirono a fare di più, giunsero a dichiarare il falso. S’inventarono, di sana pianta, dichiarazioni da me mai dette o cose da me mai fatte. Evidentemente gli era andata proprio male. Una cosa, però, è assodata: da quel giorno in poi, l’uomo vestito di bianco non usa più il capellino, credo che abbia timore di essere chiamato “testa di tapiro”. Chissà che alla sua prossima incursione non rimanga anche senza il vestito...

Il Pendolo continua ad oscillare
Erano trascorsi, oramai, quasi diciassette anni da quando avevo avviato l’oscillazione del Pendolo e il messaggio che avevo lanciato al mondo era chiaro, come chiaro era il messaggio che avevo pubblicato in internet: era un messaggio rivolto, direttamente, ai Trentasei Anziani di Sion e, indirettamente, al Comitato dei Dodici. Il messaggio conteneva una serie di corrispondenze numeriche relative a degli accadimenti, tutte cose che una mente scettica potrebbe relegare alla sfera delle coincidenze, ma una cosa, però, era certa: un giorno prima la messa in onda della prima intervista – 15 marzo 2005 – si verificò un forte terremoto in Giappone; due giorni prima la messa in onda della seconda intervista – 30 marzo 2005 – si verificò un forte terremoto nell’Oceano Indiano, e tre giorni dopo la messa in onda della seconda intervista moriva il pontefice, Giovanni Paolo II.

Intermezzo
La fine del ciclo solare della Chiesa cattolica
Nel Lignum vitae di Arnold Wion (benedettino), troviamo le profezie di Malachia in cui si descrivono, in modo figurato, centoundici papi e il loro modo di governare. Nelle profezie, Giovanni Paolo II è il penultimo papa (110°), nominato con l’appellativo “De labore Solis”. Tale appellativo, “Il lavoro del Sole”, ci porta a considerare la durata del suo pontificato che fu di 27 anni (16/10/1978 – 2/04/2005), cioè di 318 mesi o più esattamente di 9.666 giorni (si entra nel novemila/seicento/sessantaseiesimo giorno se si tiene conto che la sua elezione è avvenuta alle ore 18, 37 del 16 ottobre 1978 e la sua morte alle ore 21, 37 del 2 aprile 2005).
La somma interna del numero 27 (2 + 7) è pari a 9; quella interna del numero 318 (3 + 1 + 8) è pari a 12; quella interna del numero 9.666 (9 + 6 + 6 + 6) è pari a 27, la cui somma ultima (2 + 7) è pari a 9. Da tutto ciò emergono due numeri: il 9 e il 12. Il primo rappresenta l’uomo perfetto, cioè la Grande Bestia 666, il Sole-Lucifero, mentre il secondo rappresenta il percorso del Sole attraverso le dodici case dello zodiaco, cioè il ciclo solare. Da ciò consegue che il pontificato (labore) svolto da Giovanni Paolo II (Solis) rappresenta un intero ciclo solare, giunto a compimento.

L’inizio del ciclo lunare della Chiesa cattolica
Con la morte di Giovanni Paolo II si conclude il ciclo solare della Chiesa cattolica e con l’elezione, il 19 aprile 2005, di Benedetto XVI inizia il ciclo lunare.
Nelle profezie di Malachia – Lignum vitae di Arnold Wion – Benedetto XVI è l’ultimo papa (111°), nominato con l’appellativo “De gloria olivae” (La gloria dell’ulivo).
Gli interpreti calligrafici che hanno visionato i documenti originali sostengono che le lettere “o” e “l” della parola “olivae” potrebbero essere una sola lettera, la “d”… e quindi sarebbe possibile leggere “De gloria divae” (La gloria della dea). Ciò indicherebbe che la Chiesa cattolica è entrata in un nuovo ciclo, quello lunare (luminoso).

Lo stemma di Benedetto XVI
Nello stemma di Benedetto XVI appare una testa di moro, il Caput nigrum, simbolo della putrefactio. Nella tradizione alchemica la putrefazione rappresenta la morte e la rinascita… e per il pontefice, essa rappresenta la fine del suo mandato e l’inizio di una nuova vita terrena.

La fine del primo grande ciclo generale della Chiesa cattolica
Il 28 febbraio 2013 Benedetto XVI si dimette dal suo mandato… per la sesta volta nella storia della Chiesa cattolica un papa si dimette, ma questa volta è un fatto epocale, poiché tali dimissioni vanno a coincidere con la fine del primo grande ciclo generale della Chiesa cattolica… da Pietro I a Benedetto XVI.

L’inizio del secondo grande ciclo generale della Chiesa cattolica
Il 13 marzo 2013 si insedia, sul seggio di Pietro, Francesco I.
Nelle profezie di Malachia (Lignum vitae) di Arnold Wion si descrivono 111 papi. Secoli dopo, in una versione ottocentesca del testo, venne aggiunto, da un veggente ignoto, un papa esterno al sistema dei 111… Petrus Romanus (112°), cioè Pietro II. Tutto ciò c’indica, inequivocabilmente, che la Chiesa cattolica con Francesco I (Pietro II) inaugura un secondo grande ciclo generale collettivo e che esso coincida con il ciclo lunare oscuro c’è lo conferma lo stesso veggente ignoto che, al motto “Petrus Romanus”, aggiunge una frase in latino che ripropongo qui tradotta: “Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro Romano, che pascerà il gregge tra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine”.

Operazione Bonds
Nel mese di settembre del 2012 mi trovavo a Mosca (Russia), a dirigere l’Operazione Bonds.
Il mese precedente venni contattato da un mio amico che mi chiese aiuto in merito ad un pagamento riguardante la vendita di bonds storici. Si Trattava di un affare mega-galattico che al primo momento mi sembrò pura fantascienza, ma il mio amico e la persona che fungeva da pay-master erano del tutto affidabili.

La situazione
Mi pervenne il carteggio Tipsia che dimostra che il pay-master ed altre persone erano socie interne, al 7%, del Trust di Mr. R.H. e che l’operazione riguardava la vendita di bonds storici.

Che cosa era successo?
Il pay-master, tramite i suoi contatti, aveva saputo che in una banca svizzera c’era un conto intestato alla S.B.T. per circa 11 trilioni (undicimila miliardi) di dollari, pagamenti che risalivano all’agosto del 2012 e che riguardavano l’Operazione Tipsia, ma Mr. R.H. non era intenzionato a pagare il 7% spettante (pari a circa settecentocinquanta miliardi di dollari).

Il mio intervento
Di fronte a questa situazione di stallo, feci una telefonata e interessai un personaggio che al pronunciamento del nome R.H. mi disse subito che si trattava di uno dei “Signori della Guerra”. Poi, mi disse che avrebbe interessato determinate persone in Svizzera.
Comunicai il tutto al pay-master che rimase di stucco quando seppe che Mr. R.H. era uno dei più grandi trafficanti d’armi al mondo.

La reazione di Mr. R.H.
Non se l’aspettava Mr. R.H. di venire scoperto, o meglio che venisse scoperto il suo conto e allora cosa fece? Fece due cose: una sul piano magico e una sul piano mondano.
Sul piano magico: Mr. R.H. (ebreo) interessò dei rabbini dediti alle arti oscure; essi attaccarono energeticamente il pay-master, ma questi era sotto la mia protezione magica… il mio contrattacco energetico fu devastante.
Sul piano mondano: Mr. R.H. ricattò la banca, adducendo il fatto che avrebbe prelevato tutto il denaro depositato se il pay-master fosse stato pagato e, così, quando quest’ultimo si presentò in banca… al direttore non gli rimase che rifiutarsi di aprire il conto che avrebbe servito a ricevere il pagamento dovuto.

Vicini allo scandalo internazionale
Intanto, le persone interessate dal personaggio sopraccitato iniziavano le trattative tra la Svizzera e il gruppo R.H., poiché in tutta questa faccenda c’era un punto dolente… per legge federale un cittadino americano non può tenere del denaro in banche svizzere. E com’era possibile che undicimila miliardi di dollari di un certo R.H (americano) fossero in una banca svizzera?

Il mio sospetto
Era mai possibile che uno dei “Signori della Guerra” (gruppo costituito da otto persone) s’interessasse della vendita di bonds strorici? Qualche cosa non mi quadrava… il sospetto che si faceva strada nella mia mente era che la vendita di bonds storici fungesse da copertura per il grande movimento di denaro generato dalla vendita di armi.

Sotto intercettazione satellitare
Dopo Mosca andai a Trieste e poi mi recai a Roma, dove mi aspettavano il pay-master e il mio amico. Il pay-master era stato informato che eravamo sotto intercettazione satellitare americana. La situazione era estremamente delicata… intanto il primo duello tra Obama e Romney veniva vinto da quest’ultimo.

Mr. R.H. perde la testa
In quei dodici giorni che rimasi a Roma il pay-master venne avvisato che dei killers erano stati mandati da Mr. R.H. per ucciderlo… ma erano stati prontamente bloccati.

Quello che mi venne chiesto
Il pay-master mi disse che se fosse stato eletto Romney non avremo mai visto neanche un quattrino… e allora mi attivai con tutte le forze magiche a mia disposizione per far eleggere Obama… come avvenne.

Il pay-master viene abbindolato
Il pay-master mi disse che voleva togliere il mandato al personaggio da me interessato perché le trattative si sarebbero protratte troppo a lungo e che gli era stato assicurato, da un personaggio negli U.S.A., che se il mandato fosse stato dato a certe persone si sarebbe giunti ad una soluzione in breve tempo… ma così non fu! Siamo ancora nell’attesa di ricevere i settecentocinquanta miliardi di dollari che ci spettano di diritto per un lavoro svolto… e io non sono uno che dimentica!

Il mio sospetto viene confermato
Un amico del pay-master – personaggio-chiave nell’ambito del vaticano – gli scrisse: “La verità è che non si tratta di vendita di bonds, ma di riciclaggio di fondi da traffico di armi e attività di finanziamento antiterroristico”.
E poi ancora: “Allora ti spiego come viene utilizzata, attualmente, Alpha e Omega dagli Illuminati o dalla Trilateral Commission. Ci sono quarantadue conti speciali criptati con codice rosso. Quando si fanno operazioni grandi e speciali, tramite il sistema Euroclear, i fondi vengono evidenziati su un numero di conto diverso da quello all’origine, e al nominativo che la Trilateral decide. Ad esempio: fondi che sono bloccati in una banca a New York vengono assegnati, in Euroclear, ad una banca in Svizzera. Naturalmente USA e Svizzera devono essere d’accordo a fare così. Poi, nel Caveau della banca svizzera – cash o con cd, bg – viene portata la cifra che interessa l’attività nascosta, ad esempio il 30% di undici trilioni. E questa è la cifra che i partecipanti usano per effettuare la compravendita di armi o la paga per chi è impegnato in attività militari o antiterroristiche”.
Ed infine: “Vi informo che tutti al Mossad sanno chi è R.H.; tutti alla C.I.A. sanno chi è; tutti all’F.B.I. sanno chi è. Qui si ferma ogni mio commento… diciamo che Dio ci ama e grazie a Dio vi ha fatto uscire da una brutta storia”.

Frank Ripel a Mosca



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