lunedì 21 novembre 2011

9. Las Terrenas story

lunedì 21 novembre 2011
Las Terrenas è piccolo aggregato urbano che, fino a dodici anni fa, era privo di elettricità e di acqua. L’unica risorsa economica era la pesca. Il primo insediamento straniero avvenne per opera di un gruppo di francesi, poi giunsero gli italiani. Oggi Las Terrenas è una ridente cittadina.
In ‘onore’ al primo insediamento francese dedico la canzone “Vive la France”, cantata da Aleister Crowley agli inizi del ’900. Questa canzone la dedico con lo stesso spirito goliardico di Aleister Crowley. Consiglio di ascoltare attentamente per poter valutare come il famoso mago ‘onorava’ il popolo francese.
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E ora siamo arrivati noi…
Musica extraterrestre: “La Spada Stellare”
 
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Playa Bonita (Las Terrenas, versante occidentale)
 
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Playa Bonita (palme)
 
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giovedì 17 novembre 2011

8. Boca Chica e ritorno a Las Terrenas

giovedì 17 novembre 2011
Vicino a Santo Domingo si trova la ridente cittadina di Boca Chica che consiglio ai vecchietti dallo spirito arzillo. Lì troverete di tutto e se avete dagli ottant’anni in su una badante (indigena del posto) sarà sempre pronta ad aiutarvi per esaudire i vostri desideri.
Le spiagge sono belle, tutto è bello a Boca Chica, ma attenzione ai poliziotti… sempre pronti a cogliervi in flagrante, comportatevi bene e nulla vi accadrà, parola dell’Anticristo.
Richard Reed ©
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Dopo aver visto la ridente cittadina di Boca Chica facciamo ritorno a Las Terrenas.
 
Richard Reed ©
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Video: ritorno a Las Terrenas
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martedì 15 novembre 2011

7. Viaggio a Santo Domingo

martedì 15 novembre 2011
Durante la mattina decidiamo di partire in automobile per Santo Domingo e, dopo un viaggio durato circa tre ore, giungiamo nella capitale dominicana. Ad attenderci un nostro caro amico che ci guida per alcune vie della città. Visitiamo la zona coloniale e riceviamo una serie di informazioni che ci confermano che questa è veramente la repubblica dei miracoli.
 
Informazioni utili per il viaggiatore
Il viaggiatore deve sapere che se noleggia un’automobile deve avere con sé una fotocopia del passaporto e almeno 1.000 pesos (circa 20 euro). Nel caso si venga fermati dalla polizia locale per un controllo, esibire la patente e copia del passaporto (mai l’originale: non si deve rischiare che il proprio passaporto venga ritirato). È molto facile venir fermati dalla polizia locale per un controllo, in quanto le paghe dei poliziotti ― come quelle di tutti i dominicani ― sono molto basse e ogni poliziotto cerca in qualche modo di ‘arrotondare’ piú che può. Pertanto, il poliziotto di turno, cercherà di trovare qualsiasi cavillo pur di farvi la multa… multa che non farà mai, poiché il suo fine è quello di ricevere un obolo dal turista. Dategli dai 500 ai 1.000 pesos e vi lascerà andare con la sua benedizione.
Caso eccezionale (tipo il mio)
Nell’eventualità che la vostra patente, in Italia, sia stata ritirata (solo perché avete bevuto qualche goccia di alcool in piú) sappiate che nella Repubblica Dominicana non ci sono problemi. Tramite un vostro amico noleggiate un’automobile e guidatela pure voi. Nel caso veniate fermati per un controllo, esibite la copia del passaporto e giustificate la mancanza della patente dicendo che l’avete dimenticata in albergo. Allungate rapidamente i 1.000 pesos e vedrete che andrete via felici e contenti.
Caso estremo
Il viaggiatore deve sapere che se, malauguratamente, si trovasse coinvolto in un incidente automobilistico ― non conta se ha ragione o torto ― deve mantenere il controllo di se stesso e pagare, pagare, pagare. Nel caso venisse colto da rabbia incontrollabile oppure non avesse denaro sufficiente, verrà sicuramente arrestato. A questo punto gli rimangono due opzioni.
Caso A ― Il prigioniero deve avere qualche amico che provveda a fargli pervenire del denaro che gli consentirà i seguenti privilegi. Acquisto di una semplice cella per 9.000 pesos, acquisto di una super-cella con tutti i comfort per 200.000 pesos. Inoltre non correrà il rischio di subìre furti dall’esterno (nella Repubblica Dominicana i furti sono all’ordine del giorno), in poche parole la sicurezza è garantita 24 ore su 24. Infine, un altro privilegio è quello che, durante la notte, potrà tranquillamente uscire dalla cella, girare per la città e condurre tutti i suoi affari notturni. Attenzione! Il prigioniero, nella prima mattina, dovrà rientrare in carcere.
Caso B ― Se il prigioniero non ha denaro, si faccia il segno che vuole o si voti a chi vuole, ma comunque non gli resterà altro che morire, poiché da lì non uscirà mai piú… neppure il cibo e l’acqua vengono assicurate al carcerato senza una forma di pagamento.
 
Santo Domingo: la sede del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato
 
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La sede del figlio di Cristoforo Colombo
 
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mercoledì 9 novembre 2011

6. Mister Piattola

mercoledì 9 novembre 2011
Da un po’ di tempo ero in corrispondenza con un italiano che voleva incontrarmi a Las Terrenas, per trattare alcuni affari. Oltre ad essere l’Anticristo, mi diletto nella ricerca del petrolio, dell’oro e dei diamanti, tanto che posso definirmi come il primo petromante, oromante e diamante.
E venne il giorno… e Mister Piattola venne a noi. Non lo sapevo, ma avrei incontrato un individuo che, a buon diritto, può essere definito come una “piattola”.
Verso l’ora di pranzo giunsero al nostro hotel due persone. Uno sembrava riversare in uno stato catatonico, mentre l’altro ― Mister Piattola ― parlava continuamente, un logorroico, cosí, non l’avevo mai visto. Inoltre, mentre parlava, girava continuamente la testa da destra verso sinistra e ciò mi ricordava un cane da tartufo, non solo: quando gli parlavo sembrava totalmente assente, perso completamente nei suoi pensieri. Di affari, questo individuo non ne capiva proprio nulla, il suo unico scopo era quello di andare a mangiare quanto prima… e ciò mi irritò lievemente. Mister Piattola non lo sapeva, ma era caduto proprio male: il giorno prima avevo eliminato un’entità negativa, ma non avevo ancora eliminato la corrente energetica che la sosteneva e la lieve irritazione cagionatami determinò lo scaricamento di tale energia sulla sua automobile, e piú precisamente gli fece scaricare la batteria. Non solo: il suo amico, che riversava in stato catatonico, preso da raptus di follia gli urlò piú o meno le seguenti parole: «È dall’inizio di questa vacanza che mi rompi i coglioni continuamente! Non ne posso piú! Questa è la vacanza piú di merda che abbia fatto in vita mia!», e Piattola: «Non alzare la voce…». Io, Francis e Richard non potevamo piú dal ridere, ma non lo dimostravamo.
Vedemmo Piattola convinto di poter spingere l’automobile per metterla in moto, cosa impossibile per una macchina con il cambio automatico; un gruppo di indigeni del posto, vedendo le sue manovre, si sbellicava dalle risa, e poi Piattola raggiunse la sua apoteosi. Convinto di poter trattare l’acquisto di una batteria con gli indigeni del posto, faceva strane manovre per dimostrare che aveva pochi soldi, poi si nascondeva, estraeva il portafoglio e contava i suoi soldini di nascosto, mentre il suo amico diceva «Pago tutto io, pago tutto io».
Finalmente, dopo tre ore, venne cambiata la batteria dell’automobile e assieme a Piattola e al suo amico ci recammo in un noto ristorante di Las Terrenas. Qui venni a sapere, dall’amico di Piattola, che alloggiavano in un residence di Costambar (Puerto Plata) dove di notte non c’era neppure l’elettricità. L’amico di Piattola mi disse che cercava un po’ di vita notturna e che là non c’era proprio nulla. Allora gli dissi: «Vai a Sosúa, lì troverai il Passion’s club». Gli occhi di lui brillarono di luce, la vita sembrò rifluire nelle sue vene, si sentiva ormai libero dal malefico influsso di Mister Piattola… anche l’Anticristo ha un cuore.
 
Al ristorante: Frank e Richard mentre osservano Mr. Piattola
 
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domenica 6 novembre 2011

5. Ritorno a Las Terrenas

domenica 6 novembre 2011
Dopo la discesa agli Inferi decisi, assieme a Richard e a Francis, di ritornare a Las Terrenas. Alla stazione delle corriere attendiamo la guagua, un pullman locale. Lì veniamo a sapere che di domenica il pullman non presta servizio. Ci sono soltanto le guagüitas, pulmini che solitamente possono trasportare, al massimo, dodici persone… ma la Repubblica Dominicana è il paese dei miracoli, infatti ci fanno salire sul pulmino in sedici, pressati uno sopra l’altro. Inizia cosí un viaggio di ritorno che si presenta come un incubo. Dopo una cinquantina di chilometri ― dove l’autista con la mano destra tiene il volante e con la sinistra un rotolo di banconote che continuamente conta ― veniamo scaricati e fatti salire su un’altra guagüita. Percorso un certo tratto l’autista è costretto a fermarsi, viene riscontrata la rottura della cinghia di trasmissione del mezzo. Ci troviamo, così, in un territorio a noi sconosciuto, verdeggiante, su una strada disastrata; alcune automobili rallentano, ci passano accanto e si allontanano. Non ci sono solo veicoli di locomozione che transitano sulla strada; vediamo pure passare dei cavalli e una persona che su un motorino trasporta un maiale, ma la cosa piú incredibile è quando vedo, in lontananza, uno strano automezzo, basso, sembra quasi un’automobile di Formula 1… in quel momento, per un attimo, penso di avere le allucinazioni. Richiamo l’attenzione di Richard e Francis per osservare lo strano mezzo in arrivo. Dopo qualche secondo ci passa vicino un veicolo mai visto, una specie di automobile da corsa (tipo Formula 1) fatta in casa, incredibile ma vero: un veicolo raso terra sfreccia su una strada disastrata.
Nel frattempo, scopriamo che uno dei passeggeri a bordo della guagüita è un meccanico con attrezzi di lavoro, siamo davvero nel paese dei miracoli e ciò ci consente, dopo mezz’ora, di ripartire. Percorsi circa cinquanta chilometri veniamo scaricati e fatti risalire su un’altra guagüita, che riparte lentissima. L’unico tratto di strada decente viene percorsa a 40 km/h, con un autista che, continuamente, suona il clacson… a chi, non si sa! Infine ci aspetta l’ultima tappa, scendiamo dalla guagüita per salire su un’altra, e intraprendiamo l’ultimo tratto di strada che ci porterà a Las Terrenas.
 
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