mercoledì 9 novembre 2011

6. Mister Piattola

mercoledì 9 novembre 2011
Da un po’ di tempo ero in corrispondenza con un italiano che voleva incontrarmi a Las Terrenas, per trattare alcuni affari. Oltre ad essere l’Anticristo, mi diletto nella ricerca del petrolio, dell’oro e dei diamanti, tanto che posso definirmi come il primo petromante, oromante e diamante.
E venne il giorno… e Mister Piattola venne a noi. Non lo sapevo, ma avrei incontrato un individuo che, a buon diritto, può essere definito come una “piattola”.
Verso l’ora di pranzo giunsero al nostro hotel due persone. Uno sembrava riversare in uno stato catatonico, mentre l’altro ― Mister Piattola ― parlava continuamente, un logorroico, cosí, non l’avevo mai visto. Inoltre, mentre parlava, girava continuamente la testa da destra verso sinistra e ciò mi ricordava un cane da tartufo, non solo: quando gli parlavo sembrava totalmente assente, perso completamente nei suoi pensieri. Di affari, questo individuo non ne capiva proprio nulla, il suo unico scopo era quello di andare a mangiare quanto prima… e ciò mi irritò lievemente. Mister Piattola non lo sapeva, ma era caduto proprio male: il giorno prima avevo eliminato un’entità negativa, ma non avevo ancora eliminato la corrente energetica che la sosteneva e la lieve irritazione cagionatami determinò lo scaricamento di tale energia sulla sua automobile, e piú precisamente gli fece scaricare la batteria. Non solo: il suo amico, che riversava in stato catatonico, preso da raptus di follia gli urlò piú o meno le seguenti parole: «È dall’inizio di questa vacanza che mi rompi i coglioni continuamente! Non ne posso piú! Questa è la vacanza piú di merda che abbia fatto in vita mia!», e Piattola: «Non alzare la voce…». Io, Francis e Richard non potevamo piú dal ridere, ma non lo dimostravamo.
Vedemmo Piattola convinto di poter spingere l’automobile per metterla in moto, cosa impossibile per una macchina con il cambio automatico; un gruppo di indigeni del posto, vedendo le sue manovre, si sbellicava dalle risa, e poi Piattola raggiunse la sua apoteosi. Convinto di poter trattare l’acquisto di una batteria con gli indigeni del posto, faceva strane manovre per dimostrare che aveva pochi soldi, poi si nascondeva, estraeva il portafoglio e contava i suoi soldini di nascosto, mentre il suo amico diceva «Pago tutto io, pago tutto io».
Finalmente, dopo tre ore, venne cambiata la batteria dell’automobile e assieme a Piattola e al suo amico ci recammo in un noto ristorante di Las Terrenas. Qui venni a sapere, dall’amico di Piattola, che alloggiavano in un residence di Costambar (Puerto Plata) dove di notte non c’era neppure l’elettricità. L’amico di Piattola mi disse che cercava un po’ di vita notturna e che là non c’era proprio nulla. Allora gli dissi: «Vai a Sosúa, lì troverai il Passion’s club». Gli occhi di lui brillarono di luce, la vita sembrò rifluire nelle sue vene, si sentiva ormai libero dal malefico influsso di Mister Piattola… anche l’Anticristo ha un cuore.
 
Al ristorante: Frank e Richard mentre osservano Mr. Piattola
 
Richard Reed ©

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