domenica 4 dicembre 2011

10. Ritorno a Santo Domingo

domenica 4 dicembre 2011
Durante la mattina ritorniamo a Santo Domingo, poiché dovevo chiudere alcuni affari. Prendiamo l’autostrada e la percorriamo a velocità sostenuta; ad un certo momento veniamo fermati dalla polizia. Alla guida dell’automezzo il sottoscritto. Uno dei due poliziotti mi chiede di esibire la patente… patente che non ho, dato che mi era stata ritirata in Italia. Al poliziotto gli dico che l’avevo dimenticata nell’albergo a Las Terrenas e, come documento d’identificazione, gli presento la fotocopia del mio passaporto. Il poliziotto, tranquillamente, mi dice che il loro rivelatore di velocità segnava 166 km/h su una strada il cui limite è di 100 km/h. Prende il taccuino delle multe, ne compila una e mi dice che devo andarla a pagare in banca. Poi, cordialmente, mi saluta e ― assieme a Francis e Richard ― riprendo il viaggio.
Giunti a Santo Domingo vado nella banca indicatami dal poliziotto e con la modica cifra di 1.000 pesos (circa 20 €) chiudo l’intera faccenda. Come volevasi dimostrare, ci troviamo nella repubblica dei miracoli… in Italia, una persona che venga colta con la patente ritirata e a quella velocità passa tutta una serie di guai infiniti.
 
Durante la sera decidiamo di recarci nel piú prestigioso casinò di Santo Domingo. Il nostro spirito goliardico ci obbliga ad infrangere le regole imposte dalla società moderna. Vogliamo presentarci senza gli abiti convenzionali, ma come fare per non essere bloccati all’entrata? La mia mente diabolica elabora un piano perfetto: per non attirare l’attenzione su di noi dobbiamo in qualche modo sviare quella del personale del casinò… dobbiamo mimetizzarci. Allora invitiamo tre ragazze di nostra conoscenza, che si presentano ― bellissime ― con un abbigliamento di classe, mentre noi ― privi di giacca e cravatta come da rito ― indossiamo dei vestiti a dir poco sportivi. Francis, però, vuole strafare: maglietta senza maniche, calzoncini corti e ciabatte infradito. Sono poco convinto che riesca a superare i controlli, ma comunque tentiamo lo stesso.
All’ingresso del casinò il personale ― come ‘stordito’ da qualche strana influenza ― ci lascia passare. Ci dirigiamo nella discoteca interna e dopo qualche ora andiamo via. All’uscita uno dei controllori, sbigottito, guarda Francis e gli dice: «Ma tu non puoi stare qui, vestito cosí!». E Francis, ridendo, gli risponde: «Infatti sto uscendo». Alché il controllore ― in un visibile stato di crisi ― rimane ammutolito.
 
La dimora segreta dell’Anticristo
 
Richard Reed ©
Richard Reed ©
Richard Reed ©

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