12. La chiave del potere: impersonificazioni vibrazionali

mercoledì 14 dicembre 2011
Un tempo, gli antichi scia­ma­ni si ri­ve­sti­va­no con le pel­li degli a­ni­ma­li per in­ca­na­la­re la for­za e le qua­li­tà dell’a­ni­ma­le scel­to. In se­gui­to, gli an­ti­chi sa­cer­do­ti ― come quelli e­gi­zi ― si i­den­ti­fi­ca­va­no nei lo­ro dèi, as­su­men­do­ne le for­me di­vi­ne e in­ca­na­lan­do il po­te­re delle di­vi­nità.
Ai nostri giorni, i ma­ghi mo­der­ni u­ti­liz­za­no i va­ri a­spet­ti dell’e­ner­gia vi­bran­te, quell’e­ner­gia che co­sti­tui­sce il con­scio col­let­ti­vo, l’in­sie­me delle vi­bra­zio­ni ce­re­bra­li degli in­di­vi­dui. Ta­li vi­bra­zio­ni so­no ri­par­ti­bi­li per set­to­ri di spe­ci­fi­ci­tà, cioè per trat­ti di­stin­ti­vi ri­guar­dan­ti le ca­rat­te­ria­li­tà u­mane.
Ogni caratterialità u­man­a ― set­to­re di spe­ci­fi­ci­tà ― si ma­ni­fe­sta co­me uno sta­to dell’es­se­re, rap­por­ta­bi­le al sin­go­lo in­di­vi­duo. Il ma­go è in gra­do di im­per­so­ni­fi­ca­re di­ver­se ca­rat­te­ria­li­tà u­ma­ne e quin­di di a­gi­re, di vol­ta in vol­ta, sulle vi­bra­zio­ni ce­re­bra­li degli es­se­ri u­ma­ni, af­fin­ché que­sti ul­ti­mi si rap­por­ti­no ― sen­za es­ser­ne con­sa­pe­vo­li ― alle sue as­sun­zio­ni, cioè alle sue im­per­so­ni­fi­ca­zio­ni vi­bra­zio­nali.
Un esempio di di tali im­per­so­ni­fi­ca­zio­ni vie­ne qui pro­posto.
 
Il filosofo-pensatore
Il playboy fallito
 
 
Il boss
 

11. La nuova congrega delle streghe

domenica 11 dicembre 2011
La classica congrega delle stre­ghe era co­sti­tui­ta da do­di­ci stre­ghe, da un luo­go­te­nen­te, e da co­lui che im­per­so­na­va il dia­vo­lo. Ai no­stri gior­ni la nuo­va con­gre­ga è co­sti­tui­ta da un­di­ci stre­ghe (Don­ne Scar­lat­te), da due luo­go­te­nen­ti (Uo­mo Bian­co e Uo­mo Ne­ro), e da co­lui che im­per­so­na il dia­vo­lo (l’An­ti­cri­sto). Que­sta nuo­va vi­sio­ne della con­gre­ga ci in­di­ca una par­ti­co­la­re for­mu­la ma­gica.
Le undici Donne Scarlatte ven­go­no di­spo­ste in mo­do da for­ma­re un cer­chio as­sie­me all’Uo­mo Bian­co, all’Uo­mo Ne­ro, e all’An­ti­cri­sto. Le un­di­ci don­ne ven­go­no di­spo­ste alla di­stan­za di 20 gra­di cia­scu­na, e cia­scu­no dei due uo­mi­ni a 31 gra­di ri­spet­to la pri­ma e l’un­di­ce­si­ma sa­cer­do­tes­sa. Per­tan­to l’An­ti­cri­sto rap­pre­sen­ta un ar­co di 78 gra­di. In al­tre pa­ro­le, le stre­ghe rap­pre­sen­ta­no la ba­se cir­co­la­re del Tem­pio, i due luo­go­te­nen­ti le due Co­lon­ne (una bian­ca e una ne­ra) e il dia­vo­lo il Por­tale (rosso).
 
L’Anticristo (il diavolo)
 
 
 
Cinque delle undici Don­ne Scar­lat­te (le stre­ghe)
 
 
 
 
 
 
 
 
 

10. Ritorno a Santo Domingo

domenica 4 dicembre 2011
Durante la mattina ri­tor­nia­mo a San­to Do­min­go, poi­ché do­ve­vo chiu­de­re al­cu­ni af­fa­ri. Pren­dia­mo l’auto­stra­da e la per­cor­ria­mo a ve­lo­ci­tà so­ste­nu­ta; ad un cer­to mo­men­to ve­nia­mo fer­ma­ti dalla po­li­zia. Alla gui­da dell’auto­mez­zo il sot­to­scrit­to. Uno dei due po­li­ziot­ti mi chie­de di e­si­bi­re la pa­ten­te… pa­ten­te che non ho, da­to che mi era sta­ta ri­ti­ra­ta in I­ta­lia. Al po­li­ziot­to gli di­co che l’a­ve­vo di­men­ti­ca­ta nell’al­ber­go a Las Ter­re­nas e, co­me do­cu­men­to d’i­den­ti­fi­ca­zio­ne, gli pre­sen­to la fo­to­co­pia del mio pas­sa­por­to. Il po­li­ziot­to, tran­quil­la­men­te, mi di­ce che il lo­ro ri­ve­la­to­re di ve­lo­ci­tà se­gna­va 166 km/h su una stra­da il cui li­mi­te è di 100 km/h. Pren­de il tac­cui­no delle mul­te, ne com­pi­la una e mi di­ce che de­vo an­dar­la a pa­ga­re in ban­ca. Poi, cor­dial­men­te, mi sa­lu­ta e ― as­sie­me a Fran­cis e Ri­chard ― ri­pren­do il viag­gio.
Giunti a Santo Domingo va­do nella ban­ca in­di­ca­ta­mi dal po­li­ziot­to e con la mo­di­ca ci­fra di 1.000 pe­sos (circa 20 €) chiu­do l’in­te­ra fac­cen­da. Co­me vo­le­va­si di­mo­stra­re, ci tro­via­mo nella re­pub­bli­ca dei mi­ra­co­li… in I­ta­lia, una per­so­na che ven­ga col­ta con la pa­ten­te ri­ti­ra­ta e a quella ve­lo­ci­tà pas­sa tut­ta una se­rie di guai in­fi­niti.
 
Durante la sera decidia­mo di re­car­ci nel piú pre­sti­gio­so ca­si­nò di San­to Do­min­go. Il no­stro spi­ri­to go­liar­di­co ci ob­bli­ga ad in­fran­ge­re le re­go­le im­po­ste dalla so­cie­tà mo­der­na. Vo­gli­amo pre­sen­tar­ci sen­za gli a­bi­ti con­ven­zio­na­li, ma co­me fa­re per non es­se­re bloc­ca­ti all’en­tra­ta? La mia men­te dia­bo­li­ca e­la­bo­ra un pia­no per­fet­to: per non at­ti­ra­re l’at­ten­zio­ne su di noi dob­bia­mo in qual­che mo­do svia­re quella del per­so­na­le del ca­si­nò… dob­bia­mo mi­me­tiz­zar­ci. Al­lo­ra in­vi­tia­mo tre ra­gaz­ze di no­stra co­no­scen­za, che si pre­sen­ta­no ― bel­lis­si­me ― con un ab­bi­glia­men­to di clas­se, men­tre noi ― pri­vi di giac­ca e cra­vat­ta co­me da ri­to ― in­dos­sia­mo dei ve­sti­ti a dir po­co spor­ti­vi. Fran­cis, pe­rò, vuo­le stra­fa­re: ma­gliet­ta sen­za ma­ni­che, cal­zon­ci­ni cor­ti e cia­bat­te in­fra­di­to. So­no po­co con­vin­to che rie­sca a su­pe­ra­re i con­trol­li, ma co­mun­que ten­tia­mo lo stesso.
All’ingresso del casi­nò il per­so­na­le ― co­me ‘stor­di­to’ da qual­che stra­na in­flu­en­za ― ci las­cia pas­sa­re. Ci di­ri­gi­amo nella di­sco­te­ca in­ter­na e do­po qual­che ora an­dia­mo via. All’u­sci­ta uno dei con­trol­lo­ri, sbi­got­ti­to, guar­da Fran­cis e gli di­ce: «Ma tu non puoi sta­re qui, ve­sti­to co­sí!». E Fran­cis, ri­den­do, gli ri­spon­de: «In­fat­ti sto u­scen­do». Al­ché il con­trol­lo­re ― in un vi­si­bi­le sta­to di cri­si ― ri­ma­ne am­mu­to­lito.
 
La dimora segreta dell’Anticristo