4. La Passione dell’Anticristo

lunedì 31 ottobre 2011
Durante la mattina decidiamo di par­ti­re in au­to­mo­bi­le per So­súa ― ri­den­te cit­ta­di­na della Re­pub­bli­ca Do­mi­ni­ca­na ― e, do­po un viag­gio du­ra­to cir­ca tre ore, giun­gia­mo in pros­si­mi­tà di Ca­ba­re­te, ad una quin­di­ci­na di chi­lo­me­tri dalla no­stra me­ta. Qui mi ac­cor­go che la lan­cet­ta dell’ac­qua se­gna­la il sur­ri­scal­da­men­to del ra­dia­to­re. Ci fer­mia­mo e, gra­zie all’aiu­to di un in­di­ge­no del po­sto, ag­giun­gia­mo dell’ac­qua al ra­dia­to­re e a­spet­tia­mo che si raf­freddi.
Dopo qualche ora ripren­dia­mo il viag­gio ma ci ac­cor­gia­mo che il dan­no è ab­ba­stan­za se­rio. Per­cor­si gli ul­ti­mi chi­lo­me­tri giun­gia­mo a So­súa, fer­mia­mo la mac­chi­na, te­le­fo­nia­mo al no­leg­gia­to­re e gli spie­ghia­mo l’ac­ca­du­to, in­vi­tan­do­lo a ve­nir­si a ri­pren­de­re l’au­to­mo­bile.
A Sosúa inizia quel­lo che po­trei de­fi­ni­re co­me «l’an­ti­cal­va­rio dell’An­ti­cri­sto», la Pas­sio­ne dell’An­ti­cri­sto, che può es­sere ben rap­pre­sen­ta­ta, fi­gu­ra­ta­men­te, nelle im­ma­gi­ni ri­pro­dot­te qui sotto.
 
Festa di Hallowen ― Passion’s club ex­clu­sive
 
L’arresto dell’Anticristo
 
 
 
 
 
Il processo all’Anticristo
 
 
 
 
L’Anticristo incontra il Dia­vo­lo (Li­lith)
… e pronuncia la fatidica frase (non «Pa­dre… per­ché mi hai ab­ban­do­na­to?»): «Ma­dre… pren­di­mi!»
 
 
La discesa agli Inferi dell’An­ti­cristo
 
 
La Lussuria
Il girone infernale dell'An­ti­cristo
 
 
 

3. Brujo e Zombi

sabato 22 ottobre 2011
Dopo esserci sistemati in Ho­tel af­fit­tia­mo un’au­to­mo­bi­le e di se­ra ci re­chia­mo un no­to lo­ca­le del luo­go. Lì ve­nia­mo a co­no­sce­re una ra­gaz­za hai­tia­na che ri­co­no­scen­do il mio a­nel­lo, co­me un og­get­to di po­te­re, mi mo­stra il suo, re­ga­la­to­gli da suo non­no, po­ten­te brujo ros­so di Hai­ti, mor­to an­ni pri­ma. Il gior­no se­guen­te in­con­tro, nuo­va­men­te, la ra­gaz­za (me­dium). Ella mi spie­ga che e­si­sto­no tre li­vel­li di brujo: i bian­chi, i ne­ri e i ros­si. Que­sti ul­ti­mi so­no i più po­ten­ti. Gli chie­do degli zom­bi e lei mi ri­ve­la delle co­no­scen­ze che mai so­no sta­te mes­se per i­scritto.
Vengono tratti zombi dai vi­vi e dai mor­ti, quel­li mor­ti si ri­co­no­sco­no per­ché puz­za­no di ca­da­ve­re. C’è un in­te­res­san­te mer­ca­to di zom­bi do­po il ter­re­mo­to, il co­sto è a ri­bas­so. In pra­ti­ca, se vie­ne de­ci­so che qual­cu­no ven­ga tra­sfor­ma­to in zom­bie, gli vie­ne sof­fia­ta in fac­cia una pol­ve­re ma­gi­ca (que­sta pol­ve­re con­tie­ne il ve­le­no del pe­sce pal­la), quin­di gli vie­ne ta­glia­to un pez­zo di lin­gua, af­fin­ché non pos­sa par­la­re co­me una per­so­na nor­ma­le. Di gior­no lo zom­bie è un in­di­vi­duo che non tol­le­ra la lu­ce so­la­re, i suoi mo­vi­men­ti so­no len­ti, la sua vo­lon­tà an­nul­la­ta; in­ve­ce di not­te lo zom­bie vie­ne at­ti­va­to, tra­mi­te una pol­ve­re ma­gi­ca, per i la­vo­ri ma­nua­li. O­gni fa­mi­glia che si ri­spet­ti ha al­me­no uno zom­bie-la­vo­ra­to­re. Allo zom­bie vie­ne som­mi­ni­stra­ta, più vol­te la set­ti­ma­na, la pol­ve­re ma­gi­ca e vie­ne scel­to un gior­no af­fin­ché en­tri (per 24 ore) in uno sta­to di ca­ta­les­si. Il mi­ste­ro più gran­de con­cer­nen­te gli zom­bi ri­guar­da la lo­ro mor­te… lo zom­bie, es­sen­do già mor­to, non può mo­ri­re e tut­to quel­lo che si sa è che lo zom­bie scom­pa­re nel nul­la, di­ven­tan­do og­get­to di culto.
Durante la notte, in sta­to di so­gno, mi tro­vo in una si­tua­zio­ne in cui un brujo mi ar­ri­va alle spal­le e mi pun­ge il fian­co si­ni­stro con una spe­cie di si­rin­ga, mi spos­to ve­lo­ce­men­te fuo­ri della sua por­ta­ta e, du­ran­te la not­te, re­spin­go al­tri tre in­flus­si e­ner­ge­ti­ci. Alla mat­ti­na, ap­pe­na sve­glio, ca­pi­sco che, tra­mi­te l’a­nel­lo d’oro della me­dium, so­no en­tra­to in con­tat­to con il po­te­re per­so­na­le di suo non­no (brujo) e quin­di con la cor­ren­te rossa.
Dopo qualche ora ci rechia­mo in un no­to caf­fè per fa­re co­la­zio­ne. All’im­prov­vi­so ap­pa­re un vec­chio, a cui non di­amo a­scol­to. Su­bi­to do­po, il vec­chio si met­te die­tro a me e pun­ta il suo sguar­do su Fran­cis, di­cen­do qual­che stra­na pa­ro­la. Poi ci chie­de da fu­ma­re e Ri­chard gli dà una si­ga­ret­ta. Il vec­chio i­nar­ca la schie­na men­tre a­spi­ra il fu­mo della si­ga­ret­ta, ma un bam­bi­no ci vie­ne a chie­de­re qual­che co­sa, in­ter­rom­pen­do l’a­zio­ne del vec­chio. Al­lora, il vec­chio si tra­sfor­ma, la sua vo­ce di­ven­ta po­ten­te, e ri­vol­gen­do­si al bam­bi­no gli di­ce: «Io so­no un brujo ros­so, mi de­vi por­ta­re ri­spet­to». Il bam­bi­no è bloc­ca­to, at­ter­ri­to dalla vo­ce po­ten­te dello stre­go­ne che, po­co do­po, va via. E­vi­den­te­men­te, la cor­ren­te e­ner­ge­ti­ca ros­sa ci ha mes­so in con­tat­to con un brujo rosso.
Qualche giorno dopo, du­ran­te la not­te, en­tria­mo in con­tat­to con la cor­ren­te ne­ra del Vudù che ci ca­gio­na degli stra­ni so­gni. Nel mio ca­so, so­gnai una don­na che e­met­te­va un suo­no stri­du­lo die­tro la mia spal­la de­stra. Poi, il gior­no se­guen­te, en­tria­mo in con­tat­to con la cor­ren­te bian­ca che ci pro­du­ce uno sta­to di stor­di­mento.
 
 
 
 

2. Arrivati a Las Terrenas

sabato 15 ottobre 2011
Giunti a Las Terrenas venia­mo por­ta­ti nel re­si­den­ce I.C., luo­go im­mer­so nel ver­de lus­su­reg­gian­te con pi­sci­na e tut­ti i con­fort. Ci si­ste­mia­mo nel re­si­den­ce e tut­to sem­bra pro­ce­de­re per il me­glio. Giun­ta la se­ra an­dia­mo a dor­mi­re… a mez­za­not­te in pun­to un gal­lo co­min­cia a chi­cchi­ria­re e con­ti­nua co­sí per tut­ta la not­te, fi­no il mat­ti­no. In pra­ti­ca non riu­scia­mo a dor­mi­re e ciò ac­ca­de an­che per le al­tre due not­ti suc­ces­si­ve. Al ter­zo gior­no, ora­mai stres­sa­ti, de­ci­dia­mo di an­da­re via dal re­si­den­ce e ci spo­stia­mo all’ho­tel Ma­dru­ga­da di Las Ter­renas.
 
 
 
 
Playa Cossón (zona Las Terrenas)
 
 
Punta Popy (Las Terrenas versante orientale)
 
 
Playa Bonita (Las Terrenas, versante occidentale)
 
 

1. Partenza per Las Terrenas

mercoledì 15 ottobre 2011
Il giorno dodici ottobre 2011 par­tia­mo dall’ae­ro­por­to di Ve­ne­zia con de­sti­na­zio­ne San­to Do­min­go (Re­pub­bli­ca Do­mi­ni­ca­na). Do­po un viag­gio di di­ver­se ore giun­gia­mo all’ae­ro­por­to di Las A­me­ri­cas (San­to Do­min­go), ad at­ten­der­ci un au­ti­sta i­ta­lia­no. Si­ste­ma­te le va­li­ge nell’au­to­mo­bi­le ci av­via­mo in di­re­zio­ne della ri­den­te cit­ta­di­na di Las Ter­re­nas. Po­co fuo­ri dall’ae­ro­por­to ve­nia­mo fer­ma­ti da una pat­tu­glia della po­li­zia, uno dei tre po­li­ziot­ti chie­de i do­cu­men­ti all’au­ti­sta che li e­si­bi­sce; il po­li­ziot­to ri­le­va una pic­co­la ir­re­go­la­ri­tà, un er­ro­re fat­to dall’a­gen­zia as­si­cu­ra­tri­ce. L’au­ti­sta spie­ga che l’er­ro­re non di­pen­de da lui, ma il po­li­ziot­to pun­ta a far­si pa­ga­re, co­me è d’uso nella Re­pub­bli­ca Do­mi­ni­ca­na. L’au­ti­sta non vuo­le ce­de­re, vuo­le che gli ven­ga fat­ta la con­trav­ven­zio­ne, ma il po­li­ziot­to non vuo­le far­glie­la. Do­po una mez­z’ora di trat­ta­ti­ve ― da­to che l’au­ti­sta non vuo­le pa­ga­re ― il po­li­ziot­to ci con­sen­te di ri­pren­de­re il viag­gio. Al­cu­ni gior­ni do­po ve­nia­mo a sa­pe­re che l’au­ti­sta ― in cir­co­stan­ze mi­ste­rio­se ― è sta­to ar­re­stato.